sabato 1 dicembre 2007

Emergenza diossina

di Emiliano Fittipaldi, da l'Espresso

Abbiamo il record negativo di emissioni. La sostanza tossica si annida anche negli alimenti. E gli esperti lanciano l'allarme: metà degli italiani ne assume più del limite consentito. La diossina è ovunque. Tutti, se si facessero analisi ad hoc, se ne troverebbero un po' addosso. Ricchi e poveri, meridionali e padani, gli italiani iniziano ad assumerla già attraverso il cordone ombelicale e, appena nati, succhiando il latte materno.

Qualche picogrammo (un miliardesimo di milligrammo) di questa sostanza, nociva e dagli effetti ancora in gran parte sconosciuti, c'è sempre stato anche nel sangue di Laura Pollini, che fino allo scorso 18 aprile ai veleni in corpo non aveva mai dato troppa importanza. La compagna di Luciano Benetton ha iniziato a interessarsi di diossine e danni fisici correlati solo da quel mercoledì sera, quando era chiaro che l'incendio allo stabilimento della De Longhi, distante solo quattro chilometri dalla quiete di Villa Lia, rischiava di contaminare Treviso e dintorni. L'evacuazione non c'è stata: il sindaco leghista e l'Arpav (l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) hanno effettuato i controlli subito dopo l'incidente, assicurando che non c'era alcuna minaccia per la salute pubblica. Ma il 'tutto va bene' non ha convinto i Benetton: girando per i cinque ettari della tenuta hanno notato piante avvizzite, animali intossicati, un odore acre che non spariva. Così la coppia ha speso circa 20 mila euro e chiesto a uno dei pochi laboratori privati specializzati un monitoraggio ambientale della proprietà. A 16 giorni dal rogo, nonostante le piogge torrenziali, le diossine e gli inseparabili furani (altri composti nocivi) sono stati trovati sulle foglie di ortaggi e insalate, sugli alberi da frutto e in grandi quantità sul terreno. "Su un pero", spiega l'autore della relazione tecnica Raul Martini, "abbiamo rintracciato un valore di tossicità esorbitante: un solo frutto potrebbe contenere più della soglia giornaliera massima consigliata dall'Oms. La diossina ha invaso l'orto, e finirà con ogni probabilità nelle falde acquifere. I dati ufficiali? L'agenzia per prevenire il panico ha usato toni rassicuranti, ma credo abbia sbagliato". Nella relazione, in realtà, il commento è meno diplomatico: "Dall'Arpav", si legge, "sono arrivati commenti approssimativi, poca cautela, manipolazione dei risultati".

Le analisi fai-da-te sono costosissime. Ma con la classica colletta, anche chi non ha la disponibilità economica dei Benetton può andare a caccia degli invisibili furani e dei Pcb, i policlorobisenili che appartengono alla stessa famiglia. La famiglia Cannavacciuolo di Acerra pascola pecore da sempre. Visitare il loro appezzamento è un'esperienza choc: lo spicchio di terra è incuneato tra la vecchia fabbrica Montefibre e il termovalorizzatore in costruzione. Le bestie all'origine erano 2 mila, pasciute e bianchissime, ma in pochi anni sono state sterminate. Tumori e malformazioni. Il gregge è sotto sequestro: il latte contiene percentuali di diossina da record, i 400 animali sopravvissuti sembrano usciti dal film 'The Day After'. Al capofamiglia è andata peggio: a maggio è morto di cancro fulminante. "Dicono che la diossina non c'entra niente, ma Vincenzo era un toro. È colpa dei rifiuti tossici che i camorristi seppelliscono nell'Agroaversano", sostiene il fratello Mario, "dobbiamo stare attenti tutti: le pecore mangiano solo erba naturale, e qua è pieno di ortaggi che finiscono sulle tavole degli italiani".

Con l'aiuto di un professore dell'ospedale Pascale di Napoli, Antonio Marfella, Mario è riuscito a far analizzare il suo sangue e quello del fratello da un laboratorio canadese. Risultato: l'esposizione alla diossina è simile a quella della zona A e della zona B di Seveso. "In Campania discariche abusive e la bruciatura dei rifiuti all'aria aperta", dicono all'unisono l'oncologo Giuseppe Comella e Leopoldo Iannuzzi del Cnr, " hanno messo in pericolo la catena alimentare. Le diossine si depositano sulle piante, il terreno e le acque, fissandosi poi nei tessuti grassi degli animali e nel latte".

Sugli effetti delle diossine oncologi ed epidemiologi sono spaccati a metà. Ma oltre all'accertata tossicità, un dato è sicuro. L'Italia è il paese che in Europa ne produce di più. Spulciando l'unico rapporto della Commissione Ue sul rilascio di diossine e furani al suolo (del 1999), si scopre che il nostro Paese ne emette il 38 per cento in più della Spagna, il 33 più della Gran Bretagna, il 29 più della Germania, ben il 75 per cento in più di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia messe insieme. Per gli ultimi sette anni stime ufficiali non esistono, ma le emissioni di sostanze nocive dovrebbero - sostengono gli esperti dell'Iss - essersi ridotte. Secondo Roberto Fanelli, capo del dipartimento Ambiente e salute dell'Istituto Mario Negri di Milano e autore di alcuni report su Seveso, "ormai la contaminazione è diffusa uniformemente in tutti i paesi industrializzati. Sono sostanze che troviamo dappertutto. Si eliminano solo dopo molti decenni". In pratica, diossine (ci sono vari cogeneri, il più pernicioso è il 2,3,7,8 Tccd) e Pcb sono il prezzo della vita moderna. Industrie chimiche, acciaierie, inceneritori e smaltimento dei rifiuti sono i primi responsabili dell'inquinamento: le molecole killer si formano in presenza di cloro e derivati durante qualsiasi processo di combustione. Se l'associazione Medici per l'ambiente parla senza giri parole di "pandemia silenziosa" e l'ematologa Patrizia Gentilini, vicepresidente del gruppo, nutre molti dubbi sulla presunta riduzione dell'esposizione in Italia ("Qui seguiamo politiche semplicemente disastrose"). Almeno per quanto riguarda gli inceneritori, obiettivi preferiti di ambientalisti e cittadini arrabbiati.

La fabbrica dei veleni
L'Italia avvelena, in Europa, più di tutti. Tra diossine e furani nel 1999, secondo il direttorato generale per l'Ambiente della Commissione europea, le sostanze nocive rilasciate superavano gli 8 mila grammi I-Teq. Cifra spaventosa, considerando che le esposizioni di questi inquinanti si calcolano in picogrammi o nanogrammi. Ma quale sono le principali fonti di emissione? Al primo posto ci sono i processi industriali, che producono oltre il 40 per cento delle molecole velenose. Al secondo posto ci sono le strutture per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, con 2.614 grammi. Gli inceneritori francesi, almeno fino a qualche anno fa, inquinavano la metà. Al terzo posto gli incendi e le emissioni naturali: qui l'Italia è dietro a Gran Bretagna e Germania. Fonti pericolose sono anche le combustioni industriali (le acciaierie sono le prime produttrici di diossina nella Ue) e le attività agricole. Per quanto riguarda gli stabilimenti nazionali, secondo i dati Ines rielaborati da Legambiente l'Ilva di Taranto resta l'impianto più inquinante. A distanza siderale, nella classifica 2005, troviamo l'acciaieria Riva di Verona, poi la centrale elettrica di Monfalcone e la società Profilatinave. I dati sono tutti autocertificati: parte della comunità scientifica, dunque, gli dà poco credito.

mercoledì 28 novembre 2007

convegno "Urbanistica e Territorio a Chiaravalle"

L’ambiente che abbiamo in comune

Sala Congressi Croce Gialla - via F.lli Cervi, 1 - Chiaravalle
sabato 1 dicembre 2007 alle ore 16.00

Convegno
Urbanistica e Territorio a Chiaravalle
“Informazione, Consenso, Gestione”


Un incontro di cittadini con i cittadini.
La partecipazione è rivolta a tutti coloro che desiderano sapere.
Seguirà il dibattito.

intervengono
Moreno Menotti - “dalla protesta dei cittadini alle scelte condivise”
Arch. Carlo Brunelli - “territorio, identità, partecipazione”
Dott. Fernando Pierluca - “ipotesi di sviluppo a confronto”

coordina
Prof. Manlio Lombardi


Organizzato dai Comitati
“Antenna via Abbazia” - “Giù le mani dal Galoppo” - “Parco I Maggio” - “S.O.S. (Solo Opere Sane) via Verdi”


comunicato stampa

“L’ambiente che abbiamo in comune”, è il titolo del Convegno che i quattro Comitati formatisi a Chiaravalle hanno indetto per il giorno 1-12-2007 presso la sala convegni della Croce Gialla di Chiaravalle con inizio alle ore 16. Durante l’incontro saranno affrontati e discussi i tanti problemi urbanistico-ambieltali che il territorio chiaravallese lamenta. Saranno illustrate le vicissitudini che sono scaturite nella formazione dei comitati, i diversi approcci comunicativi necessari, le forme partecipative e consensuali che una corretta amministrazione del territorio dovrebbe avere, i possibili nuovi modelli di gestione del bene pubblico.

Relatori del convegno saranno: Moreno Menotti, l’arch. Carlo Brunelli, il dott. Fernando Pierluca e coordinerà i lavori il prof. Manlio Lombardi.

I Comitati promotori, “Antenna via Abbazia”, “Giù le mani dal Galoppo”, “Parco I Maggio”, “S.O.S. (Solo Opere Sane) via Verdi”, invitano tutti i cittadini a partecipare, ad esprimere il loro parere e le loro prospettive. Si darà così voce alla cittadinanza – cosa troppo spesso negata – dando l’avvio ad un nuovo approccio di cui la politica dovrebbe finalmente appropriarsi.

Le ipotesi di sviluppo sono molteplici, le identità culturali di riferimento molto variegate così come i portatori di interessi, su ogni cosa, tuttavia, deve prevalere il benessere diffuso delle persone, la tutela ambientale, il verde urbano, una corretta trattazione del patrimonio comune.

Devono cessare i troppi casi di usura delle risorse e deve essere avviata una nuova visione, partecipata e condivisa, dell’utilizzo del territorio.

Stati Generali della Sinistra e degli Ecologisti

SABATO 1° DICEMBRE
dalle 9:30 alle 12:30

presso l'Auditorium della Fiera della Pesca ad ANCONA



si terrà una Manifestazione provinciale
sul tema degli Stati Generali della Sinistra e degli Ecologisti,
in preparazione dell'iniziativa nazionale dell'8/9 dicembre a Roma.

venerdì 16 novembre 2007

Nasce nelle Marche un nuovo movimento ambientalista

Il 23 giugno è stato formalmente costituito “Arcipelago Verde Marche” - Movimento ecologista marchigiano, un nuovo soggetto ambientalista che pone la sostenibilità e la solidarietà al centro della propria azione. Questa associazione che si articola come arcipelago di idee e movimenti per rinnovare la politica e favorire la partecipazione dei cittadini, ha mosso i primi passi nelle Marche già dallo scorso anno, come area di dibattito politico e culturale di associazioni e gruppi locali della Federazione dei Verdi e di eletti Verdi.

Si tratta di un evento particolarmente rilevante per le Marche, poiché al suo interno sono confluite figure importanti e di riferimento dell’ambientalismo marchigiano e militanti storici della Federazione dei Verdi, compresi alcuni tra coloro che hanno dato origine ad Ancona alla prima lista verde d’Italia nel 1983 e successivamente partecipato alla nascita della Federazione nazionale delle liste Verdi, poi diventata Federazione Nazionale dei Verdi.

La nascita di un’area politica per esprimersi, lavorare per l’ambiente e per valori, idee condivise, deriva da un bisogno di espressione, un’esigenza di democrazia che non trovava spazio all’interno del partito dei Verdi.

Arcipelago vuole andare oltre i Verdi, ritenendo il progetto politico dell’attuale gruppo dirigente dei Verdi pregiudicato da una quotidiana gestione più attenta alle esigenze dell’apparato di partito che alle idee fondanti.

Pochi sanno che certamente nelle Marche il partito dei Verdi non è più un movimento che consente la libera partecipazione di tutti. Il meccanismo democratico delle iscrizioni è stato stravolto dalla pratica di far aderire al partito consistenti gruppi di cittadini estranei e non partecipi alla vita politica, che spesso sono concentrati in comuni dove il loro numero supera quello degli stessi voti conseguiti dal partito, tutto ciò al fine di ribaltare equilibri interni ed eleggere organismi che non si riuniscono impedendo alle minoranze di svolgere la loro funzione.

Questi organismi sono stati utilizzati per precludere la candidatura a chi non si riconosce nella maggioranza del partito, come avvenuto nelle ultime elezioni amministrativa della Provincia di Ancona.

Questa situazione ha accelerato una riflessione all’interno di un consistente gruppo di Verdi marchigiani che dopo aver affrontato una battaglia di minoranza durante l’ultimo congresso nazionale con una mozione sostenuta da iscritti provenienti da Piemonte, Lombardia, Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Umbria e Marche, ha voluto trasferire e concentrare le proprie energie dalle battaglie interne alle iniziative politiche e culturali nel territorio.

Questi cittadini, ambientalisti di sinistra e democratici, credono nell’importanza della partecipazione dei singoli alla vita sociale, alle scelte politiche che determinano lo sviluppo del territorio, la qualità della vita, il futuro del Paese e della Terra.

Credono nella partecipazione democratica, nel confronto anche animato, nel dibattito, nel rispetto della diversità delle idee, nella diversità come opportunità e ricchezza.

Una parte degli aderenti ad Arcipelago Verde, che rimane un soggetto autonomo ed attivo, ha deciso di aderire al progetto politico della Sinistra Democratica, per dare più forza ai contenuti ecologisti del centro sinistra e per concorrere al superamento della frammentazione a sinistra del Partito Democratico.

Di questo gruppo fanno parte numerosi eletti Verdi nelle istituzioni, tra cui il consigliere regionale Massimo Binci, il consigliere provinciale di Pesaro Claudio Mari, il consigliere provinciale di Macerata Mauro Maggini e l’assessore provinciale di Macerata Luigi Carlocchia, consiglieri comunali ed assessori di Urbino, Urbania, Maiolati Spontini, Chiaravalle e l’ex consigliere ed assessore regionale all’agricoltura Marco Moruzzi, l’ex tesoriere regionale dei Verdi Rossana Giacconi e numerosi altri cittadine e cittadini ed ambientalisti facenti parte di associazioni ed impegnati nel sociale.

Una scelta non solo individuale, ma affrontata e dibattuta insieme e poi condivisa.

“Un terremoto” politico come lo hanno definito i giornali locali. In realtà un segnale di interesse verso una politica di qualità, subordinata e non sovraordinata ai cittadini. Una scelta d’impegno, anche coraggiosa, per lavorare costruttivamente alla riforma politica ed alla difesa della democrazia, concorrendo alla battaglia sui valori messi in discussione dalla politiche liberiste e di destra che non sono condivise dai cittadini in quanto tali, ma rischiano di prevalere, favorite dalla dimostrazione di inadeguatezza che il centro sinistra sta palesando nell’affrontare i problemi del paese.

Una politica non concentrata sull’immagine del leader, del segretario di partito, che sostituisca l’immagine alla sostanza, la spettacolarità alla concretezza, che non anteponga le ragioni di partito ai bisogni ed alle volontà della gente.

Una politica che faccia realmente spazio alle donne.

Una politica fatta con il cuore, tra la gente e con la gente. Quella stessa gente che dopo ogni martellamento mass mediatico della nostra classe politica finisce per percepirla, spesso e purtroppo in modo indistinto, estranea ed autoreferenziale. La politica si è allontanata dai cittadini, è troppo distante dalla vita quotidiana degli elettori, è sorda e isolata. Per questo la partecipazione che nasce dal basso è preziosa e importante. E’capace di ri-costruirire la politica, di ri-accreditarla, di costruire un tessuto sociale democratico portatore di valori.

In un momento in cui la politica è più che mai screditata e sotto accusa, nasce un movimento politico variegato e propositivo, di uomini e donne che hanno voglia di contribuire al miglioramento del Paese, che sentono il bisogno di fare qualcosa, di partecipare, di non stare a guardare il sistema che non funziona, che non cambia mai, che continua a degradare.

Cittadini, che in passato hanno dato origine a iniziative politiche ed associative, e movimenti si incontrano per costruire un progetto innovativo, che nasce dal basso ed acceleri i processi di aggregazione nella sinistra, che dia una svolta, che porti freschezza e cambiamenti concreti nella società, per tutti i lavoratori donne e uomini, per i giovani e gli anziani, per uno sviluppo delle imprese innovativo e sostenibile.

Un movimento aperto alle idee e al confronto in alternativa alle logiche di ceti politici chiusi, autoreferenziali, che cercano di garantire solo le proprie posizioni di potere tanto più arroganti chiusi, tanto più vedono vacillare i loro poteri e privilegi. Nello scenario politico attuale la Sinistra Democratica si presenta ed agisce come la formazione politica più vivace, creativa, aperta e responsabile che merita un sostegno ed un investimento da parte di tutti coloro che credono nella politica.

Marco Moruzzi

venerdì 19 ottobre 2007

Ascoli Piceno 08.11.2007 convegno urbanistica

per una urbanistica comunicata e partecipata

I recenti esercizi di governo del territorio, affidandosi sempre più spesso ad una stretta collaborazione pubblico-privato e a strumenti che presentano una elevata discrezionalità, pongono con urgenza la necessità di offrire una legittimazione più solida alle decisioni di piano.

È questo il motivo per cui la comunicazione delle scelte urbanistiche, e la costruzione su queste ultime di processi reali di partecipazione, sono oggi al centro di una estrema varietà di iniziative, che questo Convegno intende passare in rassegna alla ricerca di quelle linee di convergenza che possono essere in grado di migliorare la consapevolezza e l’inclusione delle politiche pubbliche.







mercoledì 10 ottobre 2007

Ancona 14.10.2007 convegno bioarchitettura



ECO&EQUO 2007

DOMENICA 14 OTTOBRE
SALA B ORE 15 QUARTIERE FIERISTICO ANCONA

CONVEGNO

BIOARCHITETTURA ED ETICA DEL PAESAGGIO

Consapevoli che le modificazioni climatiche hanno accelerato un processo di presa di coscienza sulle emergenze ambientali, che gli studi scientifici pubblicati dall’ONU alimentano da mesi il dibattito sul riscaldamento globale e sulla necessità di limitarne i danni, riducendo in fretta le emissioni di gas serra, considerando che l’edilizia è una delle maggiori fonti di emissioni di Gas Serra in particolare di CO2 e del consumo di Energia.
Il convegno BIOARCHITETTURA ED ETICA DEL PAESAGGIO oltre ad affrontare le problematiche legate all’edilizia Eco-compatibile, alla Certificazione Energetica ed Ambientale degli edifici, pone l’attenzione sul come sia necessario coniugare un’ edilizia di qualità con il paesaggio, la cultura e la tradizione locale, al fine di mantenere la riconoscibilità e l’ identità del luogo.

Coordina : Angelo D’Amico Presidente di Bioarchitettura Marche

Interventi :

Angelo D’Amico Architetto
Presidente di Bioarchitettura Marche
Edilizia eco-compatibile, perché?

Gisberto Paoloni
Direttore Arpam Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche
Il Sistema delle Agenzie Ambientali in Italia

Patrizia Mazzoni
Architetto - Laboratorio Progettuale di Bioarchitettura Università di Bologna
Bioarchitettura e Paesaggio

Fabio Bugarini
Economista - Docente di Sociologia Economica Università di Macerata
La città di servizi

Mirko Durante
Ingegnere - Esperto Casa Clima
La certificazione energetica ed ambientale degli edifici

Andrea Dignani
Geologo - CIRF Centro Italiano Riqualificazione Fluviale
Il paesaggio Fluviale

Mauro Tomassoni
Assessore Ambiente Comune di Monsano
Politiche ecologiche del Comune di Monsano

Conclusioni e dibattito

Bioarchitettura Marche – sez. Ancona e Macerata
tel./fax 0719331372 -328 4120927
email ancona@bioarchitettura.it

Non bruciare i rifiuti? A Bersani non piace

Articolo sul Manifesto del 6 ott. 07

Non bruciare i rifiuti? A Bersani non piace
Il ministro dello sviluppo economico scrive ai colleghi di salute e giustizia Turco e Mastella per sanzionare il presidente dei medici emiliani che chiede di bloccare i nuovi inceneritori
Guglielmo Ragozzino

Il 10 settembre il medico dottor Giancarlo Pizza, ha inviato una breve lettera al presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani e ad altre 56 personalità regionali. A riceverla erano presidenti provinciali e sindaci dei capoluoghi; e poi gli assessori regionali provinciali e comunali all'ambiente e alla salute. Nella lettera si richiedeva «di non procedere alla concessione di nulla-osta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori».
Se Sergio Cofferati e compagnia bella, sono ben noti, chi è il dottor Pizza che scrive così? Si tratta del presidente dell'ordine dei medici regionale che rappresenta tutti i sanitari emiliani e romagnoli.
Usa parole molto caute: «Come è noto questa Federazione intende rispettare il proprio codice deontologico e si fa dunque carico di invitare gli organi politici preposti a tenere conto delle forti preoccupazioni insorte a proposito del supposto eventuale impatto negativo sulla salute delle popolazioni residenti a causa della immissione nell'aria dei fumi derivanti dall'incenerimento dei rifiuti urbani».
La lettera non è nota fuori dalla Regione. Ne scrivono quotidiani locali come La Nuova di Ferrara (23 settembre), ma i media nazionali non si accorgono.
Hanno invece un soprassalto le imprese che operano sugli inceneritori/termovalorizzatori. In regione ve ne sono nove ed è in corso una fase di crescita accelerata. A Ferrara si sta triplicando l'impianto esistente gestito dalla Hera, potente società di public utility; a Modena e a Forlì vi sono prospettive del tutto analoghe. E' una corsa contro il tempo, perché vale la pena di fare gli impianti di incenerimento dei rifiuti se vi è una produzione di energia elettrica; e d'altro canto, a conti fatti, vale la pena di usare rifiuti per produrre elettricità se questa viene valorizzata nell'ambito del Cip 6 (quell'incentivo per le energie rinnovabili o assimilate) che è in scadenza e si applica - per otto anni soltanto e non più per 20 come una volta - a favore degli impianti finiti o in via di completamento. Ma si possono completare gli impianti, come il secondo e il terzo forno di Ferrara, senza Autorizzazione di interesse ambientale? E come darla, dopo l' invito alla precauzione del dottor Pizza?
Sotto traccia, la discussione deve essere furibonda, finché il lord protettore dell'Emilia Romagna, Pierluigi Bersani non decide che è venuto il momento di risolvere la questione, una volta per tutte. In qualità di ministro dello sviluppo economico scrive (4 ottobre) una lettera a due colleghi: Livia Turco, Salute e Clemente Mastella, Giustizia, nella quale, dopo avere riferito a modo suo dell'iniziativa di Pizza, li invita a prendere provvedimenti. Valutino essi «in qualità di Ministri vigilanti, ... se l'iniziativa in esame possa costituire un inammissibile sviamento dalle finalità istituzionali e, comunque, dagli ambiti di attività consentiti dalla legge, ai fini dell'eventuale adozione di tutte le misure ritenute necessarie, anche non soltanto disciplinari, nei confronti dei responsabili».
Cosa sono «tutte le misure ritenute necessarie anche non soltanto disciplinari»? Una multa, 8 punti della patente, dieci colpi di frusta, una condanna penale, l'obbligo di imparare a memoria la terza lenzuolata? Che cosa ha in mente Bersani? Cosa suggerisce a Turco e Mastella? Vuole la revoca di Pizza che però è stato eletto dagli altri medici della Regione? Il commissariamento dell'Ordine dei medici per fare spazio a Hera? E Mastella in particolare cosa deve fare? Convocare un apposito pubblico ministero perché apra un processo contro i medici oscurantisti che contrastano il glorioso Cip 6? Ma la giustizia in Italia segue - per ora - altri percorsi. Turco dal canto suo potrebbe forse, nelle intenzioni di Bersani, organizzare un convegno medico internazionale dedicato al dubbio. Non è certo che l'inceneritore emetta fumo; e in ogni caso non è certo che quell'eventuale fumo, assai particolare, non faccia benissimo ai polmoni.
L'uscita di Bersani, ha per titolo «Inceneritore Ferrara: Bersani; grave iniziativa Ordine medici Emilia». Dunque è l'inceneritore di Ferrara che è posto all'attenzione generale. Ne parlano in un documento di luglio 5 medici locali. Essi spiegano che Hera assicura che l'impianto entrerà in funzione in dicembre per bruciare 142 mila tonnellate l'anno invece delle attuali 42 mila. «L'incenerimento non è la soluzione al problema dei rifiuti» I rifiuti, sotto forma di fumi, gas climateranti, gesso, acqua da depurare, ceneri solide, alla fine del processo sono tre volte tanti. Inoltre sono molto più dannosi alla salute. Con tutto ciò la Regione si appresta a raddoppiare i volumi da incenerire, dalle attuali 584mila tonnellate alle previste 1.056mila.
Ma dove trovare tanti rifiuti? La finanziaria dell'anno scorso fissa per legge nel 60% almeno la raccolta differenziata. Dicono i 5 medici di Ferrara: il piano provinciale di gestione rifiuti muove da una raccolta differenziata limitata al 40%. Così occorre come minimo rifare il piano, magari ascoltando le esortazioni dell'Ordine dei medici regionale.