Il 23 giugno è stato formalmente costituito “Arcipelago Verde Marche” - Movimento ecologista marchigiano, un nuovo soggetto ambientalista che pone la sostenibilità e la solidarietà al centro della propria azione. Questa associazione che si articola come arcipelago di idee e movimenti per rinnovare la politica e favorire la partecipazione dei cittadini, ha mosso i primi passi nelle Marche già dallo scorso anno, come area di dibattito politico e culturale di associazioni e gruppi locali della Federazione dei Verdi e di eletti Verdi. Si tratta di un evento particolarmente rilevante per le Marche, poiché al suo interno sono confluite figure importanti e di riferimento dell’ambientalismo marchigiano e militanti storici della Federazione dei Verdi, compresi alcuni tra coloro che hanno dato origine ad Ancona alla prima lista verde d’Italia nel 1983 e successivamente partecipato alla nascita della Federazione nazionale delle liste Verdi, poi diventata Federazione Nazionale dei Verdi.
La nascita di un’area politica per esprimersi, lavorare per l’ambiente e per valori, idee condivise, deriva da un bisogno di espressione, un’esigenza di democrazia che non trovava spazio all’interno del partito dei Verdi.
Arcipelago vuole andare oltre i Verdi, ritenendo il progetto politico dell’attuale gruppo dirigente dei Verdi pregiudicato da una quotidiana gestione più attenta alle esigenze dell’apparato di partito che alle idee fondanti.
Pochi sanno che certamente nelle Marche il partito dei Verdi non è più un movimento che consente la libera partecipazione di tutti. Il meccanismo democratico delle iscrizioni è stato stravolto dalla pratica di far aderire al partito consistenti gruppi di cittadini estranei e non partecipi alla vita politica, che spesso sono concentrati in comuni dove il loro numero supera quello degli stessi voti conseguiti dal partito, tutto ciò al fine di ribaltare equilibri interni ed eleggere organismi che non si riuniscono impedendo alle minoranze di svolgere la loro funzione.
Questi organismi sono stati utilizzati per precludere la candidatura a chi non si riconosce nella maggioranza del partito, come avvenuto nelle ultime elezioni amministrativa della Provincia di Ancona.
Questa situazione ha accelerato una riflessione all’interno di un consistente gruppo di Verdi marchigiani che dopo aver affrontato una battaglia di minoranza durante l’ultimo congresso nazionale con una mozione sostenuta da iscritti provenienti da Piemonte, Lombardia, Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Umbria e Marche, ha voluto trasferire e concentrare le proprie energie dalle battaglie interne alle iniziative politiche e culturali nel territorio.
Questi cittadini, ambientalisti di sinistra e democratici, credono nell’importanza della partecipazione dei singoli alla vita sociale, alle scelte politiche che determinano lo sviluppo del territorio, la qualità della vita, il futuro del Paese e della Terra.
Credono nella partecipazione democratica, nel confronto anche animato, nel dibattito, nel rispetto della diversità delle idee, nella diversità come opportunità e ricchezza.
Una parte degli aderenti ad Arcipelago Verde, che rimane un soggetto autonomo ed attivo, ha deciso di aderire al progetto politico della Sinistra Democratica, per dare più forza ai contenuti ecologisti del centro sinistra e per concorrere al superamento della frammentazione a sinistra del Partito Democratico.
Di questo gruppo fanno parte numerosi eletti Verdi nelle istituzioni, tra cui il consigliere regionale Massimo Binci, il consigliere provinciale di Pesaro Claudio Mari, il consigliere provinciale di Macerata Mauro Maggini e l’assessore provinciale di Macerata Luigi Carlocchia, consiglieri comunali ed assessori di Urbino, Urbania, Maiolati Spontini, Chiaravalle e l’ex consigliere ed assessore regionale all’agricoltura Marco Moruzzi, l’ex tesoriere regionale dei Verdi Rossana Giacconi e numerosi altri cittadine e cittadini ed ambientalisti facenti parte di associazioni ed impegnati nel sociale.
Una scelta non solo individuale, ma affrontata e dibattuta insieme e poi condivisa.
“Un terremoto” politico come lo hanno definito i giornali locali. In realtà un segnale di interesse verso una politica di qualità, subordinata e non sovraordinata ai cittadini. Una scelta d’impegno, anche coraggiosa, per lavorare costruttivamente alla riforma politica ed alla difesa della democrazia, concorrendo alla battaglia sui valori messi in discussione dalla politiche liberiste e di destra che non sono condivise dai cittadini in quanto tali, ma rischiano di prevalere, favorite dalla dimostrazione di inadeguatezza che il centro sinistra sta palesando nell’affrontare i problemi del paese.
Una politica non concentrata sull’immagine del leader, del segretario di partito, che sostituisca l’immagine alla sostanza, la spettacolarità alla concretezza, che non anteponga le ragioni di partito ai bisogni ed alle volontà della gente.
Una politica che faccia realmente spazio alle donne.
Una politica fatta con il cuore, tra la gente e con la gente. Quella stessa gente che dopo ogni martellamento mass mediatico della nostra classe politica finisce per percepirla, spesso e purtroppo in modo indistinto, estranea ed autoreferenziale. La politica si è allontanata dai cittadini, è troppo distante dalla vita quotidiana degli elettori, è sorda e isolata. Per questo la partecipazione che nasce dal basso è preziosa e importante. E’capace di ri-costruirire la politica, di ri-accreditarla, di costruire un tessuto sociale democratico portatore di valori.
In un momento in cui la politica è più che mai screditata e sotto accusa, nasce un movimento politico variegato e propositivo, di uomini e donne che hanno voglia di contribuire al miglioramento del Paese, che sentono il bisogno di fare qualcosa, di partecipare, di non stare a guardare il sistema che non funziona, che non cambia mai, che continua a degradare.
Cittadini, che in passato hanno dato origine a iniziative politiche ed associative, e movimenti si incontrano per costruire un progetto innovativo, che nasce dal basso ed acceleri i processi di aggregazione nella sinistra, che dia una svolta, che porti freschezza e cambiamenti concreti nella società, per tutti i lavoratori donne e uomini, per i giovani e gli anziani, per uno sviluppo delle imprese innovativo e sostenibile.
Un movimento aperto alle idee e al confronto in alternativa alle logiche di ceti politici chiusi, autoreferenziali, che cercano di garantire solo le proprie posizioni di potere tanto più arroganti chiusi, tanto più vedono vacillare i loro poteri e privilegi. Nello scenario politico attuale la Sinistra Democratica si presenta ed agisce come la formazione politica più vivace, creativa, aperta e responsabile che merita un sostegno ed un investimento da parte di tutti coloro che credono nella politica.
Marco Moruzzi