venerdì 19 ottobre 2007

Ascoli Piceno 08.11.2007 convegno urbanistica

per una urbanistica comunicata e partecipata

I recenti esercizi di governo del territorio, affidandosi sempre più spesso ad una stretta collaborazione pubblico-privato e a strumenti che presentano una elevata discrezionalità, pongono con urgenza la necessità di offrire una legittimazione più solida alle decisioni di piano.

È questo il motivo per cui la comunicazione delle scelte urbanistiche, e la costruzione su queste ultime di processi reali di partecipazione, sono oggi al centro di una estrema varietà di iniziative, che questo Convegno intende passare in rassegna alla ricerca di quelle linee di convergenza che possono essere in grado di migliorare la consapevolezza e l’inclusione delle politiche pubbliche.







mercoledì 10 ottobre 2007

Ancona 14.10.2007 convegno bioarchitettura



ECO&EQUO 2007

DOMENICA 14 OTTOBRE
SALA B ORE 15 QUARTIERE FIERISTICO ANCONA

CONVEGNO

BIOARCHITETTURA ED ETICA DEL PAESAGGIO

Consapevoli che le modificazioni climatiche hanno accelerato un processo di presa di coscienza sulle emergenze ambientali, che gli studi scientifici pubblicati dall’ONU alimentano da mesi il dibattito sul riscaldamento globale e sulla necessità di limitarne i danni, riducendo in fretta le emissioni di gas serra, considerando che l’edilizia è una delle maggiori fonti di emissioni di Gas Serra in particolare di CO2 e del consumo di Energia.
Il convegno BIOARCHITETTURA ED ETICA DEL PAESAGGIO oltre ad affrontare le problematiche legate all’edilizia Eco-compatibile, alla Certificazione Energetica ed Ambientale degli edifici, pone l’attenzione sul come sia necessario coniugare un’ edilizia di qualità con il paesaggio, la cultura e la tradizione locale, al fine di mantenere la riconoscibilità e l’ identità del luogo.

Coordina : Angelo D’Amico Presidente di Bioarchitettura Marche

Interventi :

Angelo D’Amico Architetto
Presidente di Bioarchitettura Marche
Edilizia eco-compatibile, perché?

Gisberto Paoloni
Direttore Arpam Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche
Il Sistema delle Agenzie Ambientali in Italia

Patrizia Mazzoni
Architetto - Laboratorio Progettuale di Bioarchitettura Università di Bologna
Bioarchitettura e Paesaggio

Fabio Bugarini
Economista - Docente di Sociologia Economica Università di Macerata
La città di servizi

Mirko Durante
Ingegnere - Esperto Casa Clima
La certificazione energetica ed ambientale degli edifici

Andrea Dignani
Geologo - CIRF Centro Italiano Riqualificazione Fluviale
Il paesaggio Fluviale

Mauro Tomassoni
Assessore Ambiente Comune di Monsano
Politiche ecologiche del Comune di Monsano

Conclusioni e dibattito

Bioarchitettura Marche – sez. Ancona e Macerata
tel./fax 0719331372 -328 4120927
email ancona@bioarchitettura.it

Non bruciare i rifiuti? A Bersani non piace

Articolo sul Manifesto del 6 ott. 07

Non bruciare i rifiuti? A Bersani non piace
Il ministro dello sviluppo economico scrive ai colleghi di salute e giustizia Turco e Mastella per sanzionare il presidente dei medici emiliani che chiede di bloccare i nuovi inceneritori
Guglielmo Ragozzino

Il 10 settembre il medico dottor Giancarlo Pizza, ha inviato una breve lettera al presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani e ad altre 56 personalità regionali. A riceverla erano presidenti provinciali e sindaci dei capoluoghi; e poi gli assessori regionali provinciali e comunali all'ambiente e alla salute. Nella lettera si richiedeva «di non procedere alla concessione di nulla-osta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori».
Se Sergio Cofferati e compagnia bella, sono ben noti, chi è il dottor Pizza che scrive così? Si tratta del presidente dell'ordine dei medici regionale che rappresenta tutti i sanitari emiliani e romagnoli.
Usa parole molto caute: «Come è noto questa Federazione intende rispettare il proprio codice deontologico e si fa dunque carico di invitare gli organi politici preposti a tenere conto delle forti preoccupazioni insorte a proposito del supposto eventuale impatto negativo sulla salute delle popolazioni residenti a causa della immissione nell'aria dei fumi derivanti dall'incenerimento dei rifiuti urbani».
La lettera non è nota fuori dalla Regione. Ne scrivono quotidiani locali come La Nuova di Ferrara (23 settembre), ma i media nazionali non si accorgono.
Hanno invece un soprassalto le imprese che operano sugli inceneritori/termovalorizzatori. In regione ve ne sono nove ed è in corso una fase di crescita accelerata. A Ferrara si sta triplicando l'impianto esistente gestito dalla Hera, potente società di public utility; a Modena e a Forlì vi sono prospettive del tutto analoghe. E' una corsa contro il tempo, perché vale la pena di fare gli impianti di incenerimento dei rifiuti se vi è una produzione di energia elettrica; e d'altro canto, a conti fatti, vale la pena di usare rifiuti per produrre elettricità se questa viene valorizzata nell'ambito del Cip 6 (quell'incentivo per le energie rinnovabili o assimilate) che è in scadenza e si applica - per otto anni soltanto e non più per 20 come una volta - a favore degli impianti finiti o in via di completamento. Ma si possono completare gli impianti, come il secondo e il terzo forno di Ferrara, senza Autorizzazione di interesse ambientale? E come darla, dopo l' invito alla precauzione del dottor Pizza?
Sotto traccia, la discussione deve essere furibonda, finché il lord protettore dell'Emilia Romagna, Pierluigi Bersani non decide che è venuto il momento di risolvere la questione, una volta per tutte. In qualità di ministro dello sviluppo economico scrive (4 ottobre) una lettera a due colleghi: Livia Turco, Salute e Clemente Mastella, Giustizia, nella quale, dopo avere riferito a modo suo dell'iniziativa di Pizza, li invita a prendere provvedimenti. Valutino essi «in qualità di Ministri vigilanti, ... se l'iniziativa in esame possa costituire un inammissibile sviamento dalle finalità istituzionali e, comunque, dagli ambiti di attività consentiti dalla legge, ai fini dell'eventuale adozione di tutte le misure ritenute necessarie, anche non soltanto disciplinari, nei confronti dei responsabili».
Cosa sono «tutte le misure ritenute necessarie anche non soltanto disciplinari»? Una multa, 8 punti della patente, dieci colpi di frusta, una condanna penale, l'obbligo di imparare a memoria la terza lenzuolata? Che cosa ha in mente Bersani? Cosa suggerisce a Turco e Mastella? Vuole la revoca di Pizza che però è stato eletto dagli altri medici della Regione? Il commissariamento dell'Ordine dei medici per fare spazio a Hera? E Mastella in particolare cosa deve fare? Convocare un apposito pubblico ministero perché apra un processo contro i medici oscurantisti che contrastano il glorioso Cip 6? Ma la giustizia in Italia segue - per ora - altri percorsi. Turco dal canto suo potrebbe forse, nelle intenzioni di Bersani, organizzare un convegno medico internazionale dedicato al dubbio. Non è certo che l'inceneritore emetta fumo; e in ogni caso non è certo che quell'eventuale fumo, assai particolare, non faccia benissimo ai polmoni.
L'uscita di Bersani, ha per titolo «Inceneritore Ferrara: Bersani; grave iniziativa Ordine medici Emilia». Dunque è l'inceneritore di Ferrara che è posto all'attenzione generale. Ne parlano in un documento di luglio 5 medici locali. Essi spiegano che Hera assicura che l'impianto entrerà in funzione in dicembre per bruciare 142 mila tonnellate l'anno invece delle attuali 42 mila. «L'incenerimento non è la soluzione al problema dei rifiuti» I rifiuti, sotto forma di fumi, gas climateranti, gesso, acqua da depurare, ceneri solide, alla fine del processo sono tre volte tanti. Inoltre sono molto più dannosi alla salute. Con tutto ciò la Regione si appresta a raddoppiare i volumi da incenerire, dalle attuali 584mila tonnellate alle previste 1.056mila.
Ma dove trovare tanti rifiuti? La finanziaria dell'anno scorso fissa per legge nel 60% almeno la raccolta differenziata. Dicono i 5 medici di Ferrara: il piano provinciale di gestione rifiuti muove da una raccolta differenziata limitata al 40%. Così occorre come minimo rifare il piano, magari ascoltando le esortazioni dell'Ordine dei medici regionale.

Biocarburanti da Ogm

Buiatti professore ordinario di Genetica all'Università di Firenze: «In pareggio sul fronte Co2, in perditasull´acqua»

LIVORNO. L'ultima trovata dei pro-colture Ogm è quella di decantarne le qualità, in termini di rendita, ai fini di produrre biocarburanti e affini.
Tema portato oggi all'attenzione generale da Chicco Testa - presidente di Roma Metropolitane, ex numero uno di Legambiente ed Enel - direttamente dalle colonne del Corriere della Sera. «Basta pregiudizi, il progresso non è nemico - dice Testa - Penso ai prodotti vegetali che possono essereutilizzati per i biofuel, i carburanti puliti. Colture che con gli Ogmpotrebbero rendere di più, evitando che la domanda crescente si trasformi in un aumento del prezzo, ad esempio, della pasta o del mais».

Un argomento che non coglie di sorpresa Marcello Buiatti, professore ordinario di Genetica all'Università di Firenze. «Non mi stupisce questa posizione - comincia Buiatti - anzi, arriva più tardi di quanto pensavo. La discussione da fare su questo tema è però principalmente relativa alle biomasse e non agli Ogm».

«Chicco Testa - prosegue - da buon ex dirigente dell'Enel bada al bilancio economico delle biomasse, vedendone soltanto un'opportunità economica e non come modo per rispondere al rispetto del protocollo Kyoto. E qui bisogna fare chiarezza: il vantaggio teorico della produzione di biodiesel da biomasse è che le piante fissano C02. Quindi il rapporto tra quelle che coltiviamo e quelle che usiamo porta il bilancio teoricamente in pareggio.
Questo significa che non diminuiamo la C02, né l'aumentiamo, ma che almeno non peggioriamo la situazione come accadrebbe invece continuando a sfruttare il petrolio. Il problema è che questa è la visione di un occhio miope, perché tutto dipende da come otteniamo questa biomassa. Se le facciamo distruggendo foreste, ad esempio, non fissiamo alcuna C02. Inoltre scegliendo una produzione massiccia di questo tipo andremo potenzialmente a distruggere il terreno coltivato ad agricoltura biologica o integrata, come accadrebbe in Italia. Non solo, questo tipo di pianta per produrre tanta biomassa utile allo scopo ha bisogno di molta chimica. Se si fa il calcolo del ciclo di energia bisogna dunque anche conteggiare quella che viene usata pure per produrre gli antiparassitari che sono indispensabili per questo tipo di coltura».

Qualcuno sostiene che si possono coltivare questi prodotti nei terreni lasciati incolti o abbandonati e che quelli Ogm hanno capacità di resistere ai parassiti e quindi aver meno bisogno di anticrittogamici.
«Qui si arriva al secondo grosso problema: con le biomasse non andiamo in vantaggio su Kyoto, ma in pareggio sulla C02, come ho detto, ma soprattutto si perde in acqua. Qui si parla in particolare del mais e si dimentica di dire che è tra le colture che hanno bisogno in assoluto di più acqua. Chicco Testa dovrebbe saperle queste cose perché io e lui nell'87 abbiamo scritto insieme una prima bozza per il regolamento della biosicurezza sugli Ogm....
Comunque ora noi in Italia, che è un piccolo paese, dobbiamo dare certamente il nostro contributo per Kyoto ma se per produrre biodiesel dobbiamo impoverire i terreni d'acqua non risolveremo un bel niente. Sulla questione dei campi incolti, o marginali, se sono lasciati così significa che già hanno poca acqua. Questo tipo di coltivazione inoltre sopravvive non grazie
a quello che produce ma agli incentivi. Va detto infatti che in Italia la media di grandezza di una azienda è di 5 ettari e in condizioni in cui l'acqua manca di già. E il mais in queste condizioni non dà un prezzo alto.
Solo in pianura padana un agricoltore può spuntare un piccolo profitto.
L'agricoltura biologica, invece, che non usa chimica e molta meno acqua ce la fa a sopravvivere perché riesce a spuntare prezzi più alti. Detto questo è altrettanto vero che il mais bt è più resistente alla piralide, ma il vantaggio sulla produzione per ettaro è inesistente».

Dunque le biomasse sono da bocciare in toto?
«No, quando si fa un bilancio ambientale bisogna vedere quali sono le alternative e in questo caso l'utilizzo di biomasse per biodiesel può avere un bilancio positivo quando ad esempio si usa il truciolato del legno, oppure stoppie o comunque biomasse che comunque andrebbero bruciate. In Toscana ad esempio so che nella provincia di Grosseto c'è un progetto di questo tipo, dove appunto si rastrellano residui della zona. E il bilancio qui migliora. E' plausibile come operazione, dunque, se si raccoglie tutto quello che andrebbe in forno, pur sapendo che produce un aumento di C02, ma anche che con il biodiesel facciamo andare le auto non più a petrolio».

Dunque gli Ogm non sembrano particolarmente utili neppure per produrre biomasse, ma intanto l'Ue sta per dire sì alla "superpatata" e anche alla famigerata barbabietola.
«La barbabietola devo dire che è un bel problema. Perché sparge polline da tutte le parti, tant'è che la distanza fissata per legge dell'Ente nazionale sementi elette che serve per mantenere le varietà che non devono essere inquinate da altre, è di un chilometro. Più di tutte le altre. Quindi è più pericolosa delle altre».

Il «principio di precauzione» per l'Ue sembra passato in cavalleria e il paradosso è che se lo stia ricordando Sarkozy, che in Francia vuole bloccare proprio gli Ogm.
«Purtroppo è un dato di fatto. Sarkozy comunque lo fa perché è furbo ealterna misure a volte popolari con altre bestiali».

In Italia ci si mobilita con il referendum lanciato da Mario Capanna «Liberi da ogm». Dopo aver dovuto incassare la decisione sempre dell'Ue di alzare a 0.9% la soglia accidentale di Ogm nel biologico.
«Firmiamo, ma stiamo perdendo la battaglia. La soglia alzata degli Ogm sul biologico, che va detto non farà restare secchi nessuno, fa sì che la gente non si fida più. Dal punto di vista politico e non scientifico è un disastro».